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Almostblue58

Blogger: almostblue58
Nome: Sebastiano
Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma. Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile (ma questa non è una testata giornalistica - e si vede). Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno. Sognatore: cioè fesso.

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lunedì, 25 aprile 2005
Frammenti di 25 aprile

Qualche giorno fa ho pubblicamente confessato di essere diventato un Ladro di parole, dopo avere “rubato” a Rosabianca un “commento” (mio) a un suo post e averlo postato qui. Era frutto di un gioco: raccontare una storia partendo da una serie di parole date. Be’, il gioco è andato avanti e i partecipanti aumentano.

Dopo Rosa, è stato Kub (che malgrado la chiusura del suo blog continua a imperversare splendidamente nella blogsfera) a lanciare i dadi… oops… le parole… e poi Sear. Quest’ultimo – fetente – ha postato la lista subito dopo che io ho inserito la mia “storia” (nel suo blog), oscurandola di fatto :o(

Sole - Scorta - Concerto - Fiamma – Partenza

Flebile - Libera - Raffica - Vuoto - Negazione – Tutto

Bien. Chi s’aspetta una storia resterà deluso. Ho barato. Ho deciso di usare quelle parole per “celebrare” il 25 aprile. Mi spiego. Ho inserito ciascuna parola – ognuna insieme a 25 aprile - nell’archivio dell’Ansa e ne è venuto fuori ciò che segue. La storia – prometto – la scriverò ugualmente. Senza barare. E rimetto I am mine, ché già sto in crisi d’astinenza :o/

* * * * *




* * * * *

Per il sessantesimo anniversario della Liberazione, lunedì 25 aprile il Sole 24 Ore regalerà la Costituzione italiana con il testo attuale, le modifiche apportate durante gli anni e le proposte di riforma al vaglio del Parlamento.

(Ansa, 22 aprile)



L'associazione Articolo 21 rivolge anche un appello a tutte le radio e le televisioni affinché in occasione del 25 aprile, una delle date fondative della democrazia e della Repubblica in Italia, sfuggendo a ogni retorica, siano promosse iniziative specifiche all'interno dei palinsesti (film, documentari, testimonianze, approfondimenti, confronti...) anche sulla scorta dei forti richiami del Presidente della Repubblica.

(Ansa, 15 aprile)



In occasione della celebrazione del 60° anniversario della Liberazione, lunedì alle 9,10 su Raitre, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, va in onda dal Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale, il Concerto dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta dal Maestro Daniele Gatti. Vengono eseguite musiche di Giuseppe Martucci, Notturno, e di Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 3 op. 55 “Eroica”. La regia è di Patrizia Carmine.

(Ansa, 23 aprile)



RADIODUE: PROGRAMMI DI LUNEDÌ 25 APRILE

06,00-07,20 Il Cammello di Radiodue; 06,30 Gr 2; 07,00 Viva Radio2; 07,30 Gr 2; 07,53 Gr Sport; 08,00 Fabio e Fiamma e la trave nell'occhio; 08,30 Gr 2; 08,45 Il ruggito del coniglio; 10,30 Gr 2…

(Ansa, 23 aprile)




Riparte dalla Stazione Principe di Genova, dal 9 al 13 febbraio, la 5/a edizione del Treno della Memoria e dei Diritti Umani, per ripercorrere i luoghi, mostrare le immagini, dare voce a testimonianze e parole di quando, come disse il Nobel Elie Wiesel, “la pazzia entrò nella storia”. (…)

Poche furono le stazioni italiane che non assistettero alla partenza dei treni piombati, e ancor meno sono i luoghi che, direttamente o indirettamente, non furono coinvolti in storie di deportazione e resistenza. (…)

Le stazioni, luogo simbolo della partenza dei deportati, si trasformano in “spazio di incontro e memoria” per testimoniare quel viaggio verso i Lager, che per molti fu senza ritorno, e per non dimenticare il più grande sterminio che ha segnato l'Europa nel secolo appena trascorso; un incontro tra la storia, il narratore e il pubblico che spostandosi di vagone in vagone diventa anch'esso protagonista. (…)

In ogni città, il convoglio composto da cinque carri merci è fermo nella stazione ferroviaria su un binario che permette al pubblico un accesso facile e protetto. Lo spettacolo, interpretato dall'attrice Irene Zagrebelsky, è rivolto in primo luogo alle scuole. Sono previste più repliche al giorno. Dopo Genova, il convoglio sarà a Trieste (17-19 febbraio); Verona (24-26 febbraio); Ferrara (7-10 aprile); Arma di Taggia (Imperia) dal 13 al 15 aprile; Savona (18-20 aprile); La Spezia (25-27 aprile); Perugia (3-5 maggio); Bussoleno (26-28 maggio). L'ultima tappa sarà a Ebensee, Mauthausen, in maggio.

(Ansa, 21 gennaio)



(O.T.) La polvere radioattiva che copre frammenti e macerie del reattore nucleare di Cernobyl danneggiato nell’incidente del 26 aprile scorso, viene sigillata con gomma sintetica speciale, che viene cosparsa allo stato liquido dagli elicotteri, riferisce oggi il quotidiano dei sindacati sovietici “Trud”. Il giornale afferma che il reattore è stato ormai chiuso con “migliaia di tonnellate” di sabbia, argilla, piombo, dolomite e boro, e che il suo “respiro” diviene sempre più flebile.

(Ansa, 25 maggio 1986)



Pace, arte, ambiente sono i temi conduttori del 25° Festival Internazionale dell'Aquilone di Cervia, che si tiene dal 23 aprile all'1 maggio sulla spiaggia libera del Lungomare Deledda.

(Ansa, 13 aprile)



Quest'anno, per la prima volta, il 25 aprile, festa della Liberazione, sarà celebrato da Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale, nel cortile d'onore. (…)

Insieme al Ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, Ciampi consegnerà medaglie d'oro al valor civile a sei comuni simbolo della Resistenza all'occupazione nazi-fascista negli anni 1943-1945; un'altra medaglia d'oro al valor civile sarà conferita alla memoria di una delle vittime della strage di Sant'Anna di Stazzema, la signora Genny Bibolotti Marsili che, per proteggere il figlioletto dalla furia dei soldati tedeschi, fece scudo col suo corpo e fu uccisa da una raffica di mitra.

(Ansa, 22 aprile)



Anche i gruppi dell'Unione, pur avendo la consegna di rifarsi alle parole ufficiali di Prodi, non hanno rinunciato a fare la loro dichiarazione ufficiale. Il centrosinistra ripete che le consultazioni non sono un vuoto rito o una perdita di tempo. “Ad Arcore qualcuno le considera irrilevanti, per noi a Ceppaloni, invece, sono un fatto sacrale”, ha sintetizzato Clemente Mastella. Che per sdrammatizzare si è congedato dai giornalisti con una battuta: “Mi verrebbe da fare come quel senatore americano che, essendo andato a visitare un carcere, salutò i detenuti dicendo: Sono contento di trovarvi tutti qui”. (…)

Intanto, nel cortile d'onore del Quirinale fervono i preparativi per la celebrazione del 25 Aprile.

(Ansa, 21 aprile)



“Il 25 aprile parteciperò, con Rifondazione comunista di Pisa, al presidio antimilitarista di fronte ai cancelli della base americana di Camp Darby, a Tirrenia (Pisa). Sarò lì a sessanta anni dalle giornate della Liberazione che restituirono libertà, democrazia e dignità al nostro Paese”. Lo comunica Elettra Deiana, capogruppo del Prc in commissione Difesa alla Camera. (…)

Per Deiana, “è necessario rinnovare la fedeltà alla Costituzione e ai suoi principi a partire da quello più alto: il ripudio della guerra e la vocazione alla pace, principi iscritti nell'articolo 11. Camp Darby e l'infinita serie di basi americane e Nato che occupano il nostro Paese, tutte orientate e predisposte a sostenere nuove guerre, costituiscono - conclude Deiana - una ferita inferta nel cuore della Costituzione, la negazione del patrimonio di pace, di democrazia e di giustizia che la Resistenza ci ha consegnato”.

(Ansa, 21 aprile)



Prodotto in un'area ristretta, concentrata nel comune di Canino, con limitate appendici nei territori di Tessennano, Arlena di Castro e Tuscanica, l'asparago verde di Canino, in pochi anni, ha conquistato un posto di primo piano nel pur vasto panorama dei prodotti di qualità della Tuscia viterbese. A questo prodotto, le cui straordinarie caratteristiche organolettiche dipendono essenzialmente dalla tipologia dei terreni, Canino, già patria del primo olio Dop dell'Alto Lazio, dedica da quattro anni una sagra.

L'edizione 2005 è in programma il 24 e il 25 aprile. Alla manifestazione, per la seconda volta consecutiva, parteciperà anche una delegazione del Comune di San Miniato, con il quale Canino ha siglato un “patto d'amicizia” con il quale i due centri s'impegnano a diffondere e promuovere reciprocamente i rispettivi prodotti agricoli e le rispettive tradizioni storico-culturali. Le caratteristiche qualitative dell'asparago di Canino derivano dal colore verde uniforme su tutto il gambo, dall'apice stretto e tenero e da una commestibilità eccelsa.

(Ansa, 22 aprile)


* * * * *

BELLA CIAO


Una mattina mi son svegliato

o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

una mattina mi son svegliato

e ho trovato l’invasor


O partigiano portami via

O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

O partigiano portami via

Ché mi sento di morir


E se io muoio da partigiano

O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

E se io muoio da partigiano

Tu mi devi seppellir


E seppellire lassù in montagna

O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

E seppellire lassù in montagna

Sotto l’ombra di un bel fior


E le genti che passeranno

O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

E le genti che passeranno

Mi diranno che bel fior.


È questo il fiore del partigiano

O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

È questo il fiore del partigiano

Morto per la libertà.

Postato da: almostblue58 a aprile 25, 2005 00:09 | link | commenti (50) |
antifascismo, blog e blogger, 10 parole

mercoledì, 15 dicembre 2004
La cattiva coscienza di certa sinistra

Stamattina, leggendo un intervento di Kub nel blog di Wynck, mi sono ricordato una cosa che ho scritto qualche anno fa. E tra un po’ ve la propino.
Kub - che devo ringraziare per i testi “siculi” dei Modena city ramblers che ha postato qualche tempo fa in queste pagine - parlava di don Pessina e, tanto per cambiare, postava una canzone degli Mcr sull’argomento.
Bene: nel 2001 lavoravo in un quotidiano di Reggio Emilia; non ricordo quale anniversario avesse spinto il vescovo di Reggio, monsignor Adriano Caprioli, a paragonare don Pessina a don Puglisi - forse il centenario della diocesi, ma non ne sono certo -. Ricordo invece che mi incazzai per i silenzi della sinistra. E proposi al mio direttore di pubblicarmi l’intervento che segue. E la titolazione è quella originale.


L’INTERVENTO
"È un falso storico accostare l’assassinio di don Pessina al sacrificio di don Puglisi. E mi indigna il silenzio della sinistra reggiana sull’equivalenza mafia-comunismo"

Non posso e non voglio tacere la mia indignazione e il mio sgomento per le parole del vescovo Caprioli e per l’assordante silenzio che ne è seguito.
"Don Pessina come don Puglisi", sostiene il vescovo. "Mafia e comunismo, stesso sangue", sintetizza efficacemente il “Carlino”. E mi assale lo sgomento. Sono sgomento da cittadino che vive in un Paese democratico le cui radici - fragili, fragilissime - sono ancorate nell’antifascismo (lo sancisce la Costituzione, ricordate?). Sono sgomento da giornalista abituato a fare parlare i fatti. Sono sgomento da siciliano antimafioso.
Affermare che don Pessina e don Puglisi "sono entrambi martiri a causa dell’odio verso la carità e il legame con il loro popolo" è falso. Altrettanto falsa, dunque, è la sintesi del “Carlino”. Ci sono delle differenze, comunque. Il vescovo fa il suo mestiere, forse. Il “Carlino” lo fa, senza forse: la sua è una efficace sintesi giornalistica delle parole di monsignor Caprioli. Anche se l’assenza di virgolette nella titolazione lascia pensare che ne sposi l’ardita tesi.
La cosa che m’indigna è l'assordante silenzio che ne è seguito. Con una sola eccezione: il sindaco di Correggio, Claudio Ferrari, che fa spallucce perché il vescovo "non ha parlato di comunisti".
Io capisco che da queste parti il nome di don Pessina pesi come un macigno. Capisco che ci sono state persone che si sono fatti la galera innocenti. E capisco che l'argomento susciti parecchio imbarazzo a sinistra. Ma, se la memoria non mi inganna, don Pessina è stato ucciso per il suo anticomunismo viscerale (il che non giustifica gli assassini). Altro che "legame con il popolo"... Certo, il vescovo sottolinea che si tratta di un accostamento fatto "al di là delle modalità e del contesto storico". E l’imbroglio sta proprio qui. Decontestualizzando si creano falsi storici. Primo passo verso la mistificazione.
Io capisco anche il vescovo. La Chiesa è sempre stata anticomunista. Non si può certo dire che sia stata antimafiosa con la stessa monoliticità con cui ha osteggiato le sinistre in questo Paese e nel mondo. Anzi: si può sostenere, senza tema di smentita, che pezzi consistenti di Chiesa con la mafia ci siano andate d’amore e d'accordo per tanti, troppi anni.
Mentre il vescovo faceva il suo ardito accostamento, mi trovavo ad Anzola, alle porte di Bologna, ad assistere alla proiezione del film I cento passi e al dibattito che ne è seguito, nell’ambito delle manifestazioni sulla Liberazione. Ad Anzola, da qualche anno, hanno preso il vizio di inserire nel programma del 20-25 aprile (il 20 è il giorno della Liberazione di Anzola) una iniziativa sulla lotta alla mafia; hanno cominciato a considerare l’antimafia come “nuova resistenza”. Una riflessione seria, approfondita, appassionata. Una riflessione che, ogni volta, si spinge sino ai valori della democrazia e della legalità. Tutto ciò in tempi in cui "la mafia è stata sconfitta" (Pino Arlacchi) e il tema della sicurezza “tira” più della legalità.
Bene. Mentre Anzola ricorda Peppino Impastato, giovane giornalista comunista ucciso dalla mafia a Cinisi nel 1978 (quindi: lotta alla mafia come nuova resistenza), il vescovo Caprioli, a pochi chilometri di distanza, mette sullo stesso piano don Pessina e don Puglisi (quindi: lotta alla Resistenza come lotta alla mafia). E, quindi - chiedo io -, don Pessina come don Morosini? Quel don Morosini torturato dai nazisti nella prigione di via Tasso, a Roma, e ammazzato a Forte Bravetta (ricordate Roma città aperta?). Chi si opponeva ai nazifascisti come chi si opponeva a coloro che hanno contribuito a cacciarli? Come vedete, il contesto c’entra. Eccome se c’entra.
Per la cronaca: secondo il “Carlino” (di Bologna) Peppino Impastato si sarebbe suicidato, malgrado uno degli assassini sia stato condannato nei mesi scorsi e un altro, Badalamenti, sia sotto processo per lo stesso motivo. Malgrado una recente relazione della Commissione parlamentare antimafia (votata all’unanimità), in cui si dice chiaramente che Impastato è stato ammazzato dalla mafia e che alcuni carabinieri hanno depistato le indagini. Fine dell'inciso.
Poi vorrei ricordare anche un paio di cosette, a proposito di "mafia come il comunismo". Tra il 1944 e gli anni ’60, in Sicilia, la mafia ha assassinato decine e decine di sindacalisti, di dirigenti, di militanti comunisti e socialisti (allora anche i socialisti erano scomunicati, ricordate?). E, inoltre, la lotta alla mafia è sempre stata nel dna delle sinistre, in questo Paese. E vi risparmio le “toghe rosse” ammazzate dalla mafia negli anni ’70-’80.
Ora: come capisco monsignor Caprioli, capisco anche i politici, i partigiani e gli intellettuali della sinistra reggiana i quali non possono certo polemizzare col vescovo a meno di un mese dalle elezioni politiche. "E il voto cattolico? E il voto dei moderati? Meglio lasciar perdere, fare finta di nulla". In fondo, come ha detto il sindaco di Correggio, mica il vescovo ha parlato di comunisti... No?
Ecco perché m’indigno. Per questo silenzio meschino e ipocrita che fa torto ai morti e ai vivi, alla cronaca e alla storia. Che fa torto a don Puglisi e - perché no? - a don Pessina. Che apre altri varchi ai signori della mistificazione. Oggi sono due preti lontani nel tempo e nei valori a essere accostati. Ma questo silenzio assordante fa sì che, domani, qualcuno possa alzarsi e dire: "Salvo Lima come Pio La Torre". Tanto - ed è vero - li ha uccisi entrambi la mafia. Basta decontestualizzare. E li si può mettere sullo stesso piano.
Alla faccia della verità e della memoria. Che non sono valori correnti.

Postato da: almostblue58 a dicembre 15, 2004 16:37 | link | commenti (18) |
il vizio della memoria, antifascismo, antimafia, blog e blogger

lunedì, 13 dicembre 2004


Da Milano a Roma, da Genova a Palermo, da Firenze a Viterbo, da Brescia a Napoli, le associazioni per la verità sulle stragi e quelle sugli omicidi commessi dalle forze dell’ordine e rimasti impuniti si mettono in rete. E per farlo scelgono una data simbolo, il 12 dicembre 2004, trentacinquesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. "In Italia c’è la netta scelta di non fare informazione - dice Haidi Gaggio, la madre di Carlo Giuliani, ucciso a Genova nei giorni del G8 del 2001 -; non fare informazione significa anche non creare memoria. E allora tocca a noi farlo, ricordare chi è morto, ma anche denunciare, contribuire a fare verità, perché la memoria non ci serve se non aiuta a fare verità".
Le parole di Haidi Gaggio suonano come una sorta di manifesto programmatico del neonato Reti in/visibili, coordinamento di diciassette associazioni "con storie diverse, ma con una comune voglia di verità", precisano i promotori, che non hanno una sede sociale ma online, un sito internet (www.reti-invisibili.org) in cui la pagina iniziale chiarisce qual è "il filo che unisce" le varie storie: "Innanzitutto la matrice della mano omicida: fascisti, organizzazioni mafiose, singoli elementi delle forze dell’ordine rimasti impuniti. Poi i silenzi, le inefficienze, i depistaggi che hanno contraddistinto l’operato di certi apparati dello Stato, rendendo difficoltose le indagini e ostacolandole in modo spesso irrimediabile (pensiamo ad esempio al segreto di Stato, ancora inspiegabilmente operante sulle stragi)". Si va dal Comitato Piazza Carlo Giuliani di Genova al Centro di documentazione sulla mafia “Giuseppe Impastato”, dalle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana a Milano (1969) e di Piazza della Loggia a Brescia (1974) a quella napoletana dei familiari delle vittime del treno 904 (1984) e altre ancora. Ogni nome, ogni data, rappresenta una ferita ancora aperta della storia d’Italia. "I fatti ci dicono - ricorda Lucia Bruno, sorella di Piero, ucciso da un poliziotto a Roma nel 1975 e al quale è intitolato un Comitato che si batte ancora per avere giustizia - che in questo paese ci sono stati 150 morti e oltre 600 feriti solo nelle stragi tra il ’69 e l’84. E la maggioranza non ha ancora mandanti e colpevoli".
Principale obiettivo di Reti in/visibili, oltre all’abolizione del segreto di Stato e del segreto militare su tutto ciò che può essere utile all’accertamento della verità sulle stragi, l’informazione e la formazione, con le scuole come interlocutori privilegiati. E un appuntamento annuale, “la giornata della Verità”. Una giornata itinerante - nel paese e nel calendario -, che di anno in anno coinciderà con l’anniversario del fatto sul quale Reti in/visibili deciderà di concentrare le proprie forze. E su queste vicende il centrosinistra deve "scegliere chiaramente da che parte stare", sottolineano i promotori: "Non è più accettabile - chiariscono - vedere sacrificati, nel nome della convenienza politica o delle nuove alleanze, valori che per noi sono alla base di qualsiasi accordo sociale quali la giustizia e la verità".

Postato da: almostblue58 a dicembre 13, 2004 18:50 | link | commenti (24) |
giustizia, il vizio della memoria, antifascismo, antimafia

lunedì, 01 novembre 2004
Ho incontrato la resdora

Resdora. In questo fine settimana emiliano ho imparato una nuova parola, un termine dialettale: resdora - appunto - colei che ristora.

Qualche anno fa ho lavorato alcuni mesi a Reggio Emilia, ma quel sostantivo non l'ho mai incontrato. poi ci torno un giorno di fine autunno, uggioso e caldo, invitato da una banda di anarchici (che sono diventati una specie di filo rosso della seconda parte di questo 2004 ormai agli sgoccioli: prima Letino, poi "Il diavolo al Pontelungo" di Bacchelli e, infine, "Le cucine del popolo - La rivoluzione a tavola" della Fai reggiana) di cosa è capace una resdora emiliana.
La mia resdora l'ho incontrata sabato sera. Ma ancora non lo sapevo. Dopo avere varcato la soglia dell'ostello della Ghiara, nel centro di Reggio, un antico convento che Napoleone tolse alla Chiesa e che il Comune ha ora deciso di utilizzare come ostello. Salita la prima rampa di scale mi ritrovo nel chiostro. Non so da che parte andare. Lungo il corridoio di sinistra vedo tavoli e sedie. Deserti. Vado da quella parte. Da una porticina filtra luce... sbircio... è una cucina. Chiedo permesso ed entro senza attendere risposta.
La vedo quasi subito: un'anziana signora con un cespuglio ispido e biondo in testa, un viso che sembra una carta geografica, due piccoli occhi nocciola e un sorriso accogliente. I settanta deve averli superato da un bel po'. Dal collo le pende un mazzo di chiavi. A far da portachiavi, una bandiera della pace.
Le chiedo dove sia la reception, me la indica.
Altre scale da fare, altre porte da superare.
Mi accoglie una giovane donna, indaffarata dietro due frugolette di due e cinque anni. La piccola strilla. Reclama attenzione. La donna si rivolge stancamente a me, le allungo un documento d'identità. Trascrive. D'improvviso sembra che la stanchezza le pesi meno: "Cosa è venuto a fare a Reggio?", mi chiede, senza alzare il capo. Batto con le nocche della mano destra sulla locandina attaccata al vetro che ci separa. La piccolina continua a strillare, stesa sul pavimento. La donna alza gli occhi, vede che sto battendo contro la locandina, capisce che sono lì per l'iniziativa della Fai... "Ah... ci sarà anche mia madre. E' lei la resdora che farà le considerazioni politiche". "Ah..." dico io... "Camera 21", mi fa lei. E mi allunga la chiave. Poi si rivolge alla piccola che finalmente smette di strillare, come se un pulsante invisibile fosse stato premuto e avesse tolto l'audio.
Dieci minuti dopo - il tempo di posare i bagagli e darmi una sciacquata veloce - sono di nuovo alla reception. Chiedo alla donna se sa indicarmi la via dove devo andare. "No, ma se chiede a mia madre glielo sa dire sicuro... C'è un'altra giornalista... una fotografa... viene anche lei da Roma... è arrivata un'ora fa... Anche lei m'ha chiesto di indicarle quella via... Chieda a mia madre... lei lo sa sicuro".
Ritrovo la signora al piano terra, in cucina. Ancora più cordiale di prima, malgrado la stanchezza dell'ennesima giornata che per fortuna volge alla fine. Tira fuori una mappa del centro di Reggio e mi mostra tutti gli itinerari possibili. E intanto parla. Parla della Resistenza, di quand'era giovanissima. E parla di oggi. Anzi, di domani. Di questa relazione che dovrà fare. "Mica pensavo che ci sarebbe stata tutta questa gente. E i giornalisti forestieri. Pensavo a una cosa piccola, con gente del luogo... E lei per chi scrive? Ah... bel giornale... lo leggo, sì... Però mi piaceva di più una volta. Ma continuate così. Bravi. Sa: se avessi saputo che domani c'era questa folla mi sarei preparata un discorso, magari l'avrei scritto. Però i miei occhi non sono più quelli di una volta... Ho 73 anni... e poi mica ho studiato tanto... ho la quinta serale... sa... a quei tempi... la guerra... Però una cosa la dico sicuro... - tocca quasi senza volerlo la bandiera che le scende dal collo e le fa da portachiavi - Io devo ricordare che in questo momento, altrove, ci sono donne che nelle pentole ci trovano le bombe... che muoiono... Io so che vuol dire. E vorrei che le guerre finissero..."
Poi m'allunga la cartina: tutti i percorsi possibili per raggiungere la mia meta (vicinissima) sono segnati a biro, li ha pazientemente tracciati per facilitarmi il percorso. Un percorso che mi porta verso la cena. Ma più che le linee sulla mappa, mi resta impressa la mappa del suo viso, geografia di lotte che si dipanano dagli albori della Repubblica ai nostri giorni. E la spilletta col simbolo della pace appuntata al petto: "La vede questa? la tengo dai tempi dei missili a Comiso. Ma non è cominciato certo allora il mio impegno pacifista. No. Molto prima. Quando hai visto una guerra vorresti non vederne altre".
La resdora, con me, non ha fatto quello che ogni resdora fa - sfamare - ma ha fatto di più: mi ha regalato un sorriso e qualche frammento di vita. Ha ristorato altri appetiti.
I testimoni sono sempre meno. E quando ne incontro qualcuno, qualcuna, mi fermo e ascolto. Come se stessero per svelarmi l'essenza della vita.
"Oh... la sto trattenendo troppo... e lei deve andare... tanto domani ci si rivede...". Le sorrido. Mi sorride. E vado via contento.

Postato da: almostblue58 a novembre 01, 2004 19:15 | link | commenti (22) |
storie, antifascismo