
Nome: Sebastiano
Siciliano, anzi jonico-etneo trapiantato a Roma.
Cane sciolto, curioso, giornalista per passione civile
(ma questa non è una testata giornalistica - e si vede).
Disadattato, ché mi pare che di civile in giro ci sia sempre meno.
Sognatore: cioè fesso.


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Fare scrivere gli altri è sempre più comodo che scrivere ;o)
La storia che trovate di seguito apre l’ultima Catena di San Libero (che trovate qui integralmente) di Riccardo Orioles.
Ve la propino senza aggiungere nulla.
Buona lettura.
***
Ancora giù in Sicilia. I nostri lettori hanno il privilegio, rispetto a quelli di altri giornali, di conoscere la storia di Carlo Ruta, un giovane giornalista siciliano (della Sicilia più profonda: Ragusa) che, su un miserabile sito di provincia, ha fatto tre cose proprio da giornalista.
1) Ha riaperto le indagini sull’assassinio di Giovanni Spampinato, il locale corrispondente dell’Ora che proprio a Ragusa venne assassinato per quel che scriveva, molti anni fa, mentre stava indagando sui rapporti fra mafia e estrema destra terrorista. A ucciderlo fu un fascista, di una delle principali famiglie della Ragusa-bene. Gl’inquirenti indagarono poco e male, le complicità e i legami rimasero inesplorati. Il caso fu però ripreso da Luciano Mirone (dei Siciliani) nel suo libro Gli insabbiati e, più di recente, da Ruta. Scatenando reazioni violentissime nel ceto notabilare - che è sempre lo stesso - della lontanissima e tranquilla città siciliana.
2) Ha aperto un’inchiesta sui collegamenti e le amicizie di alcune grosse banche del ragusano. Non solo siciliane ma anche nominalmente “continentali”. È stato - giustamente - querelato: l’istituto della querela serve proprio a stabilire, davanti alla legge e in un giudizio imparziale, chi ha torto e chi ha ragione in questi casi. Il processo però è cominciato in modo abbastana eccentrico: a richiesta dell’avvocato delle banche - dunque una delle parti che teoricamente dovrebbero essere uguali - il sito di Ruta è stato senz’altro sequestrato e il suo contenuto distrutto, prima di una qualsiasi sentenza in qualsiasi direzione. Un provvedimento “strano”, senz’altro molto inusuale e comunque passato inosservato a causa della lontananza e al fatto che Ruta non è Enzo Biagi né Santoro.
3) Ha accumulato nel sito alcune migliaia di documenti - giudiziari e giornalistici - sulla storia della mafia siciliana. Questi documenti sono stati tranquillamente distrutti, insieme al resto, con la chiusura del sito. Pazientemente, gli amici di Ruta ne hanno ricollezionato la maggior parte, e li hanno riofferti a un pubblico su un nuovo sito. La partita si è dunque riaperta. Una partita pericolosa, per l’establishment locale, dal momento che i materiali di Ruta sono difficilmente contestabili e hanno ricevuto l’approvazione, oltretutto, di storici e giornalisti storici della sinistra siciliana: Fidora, direttore dell’Ora, Casarrubea, storico del caso Giuliano, e altri amcora. "A dispetto di tutto, le inchieste aperte sulle banche, le istituzioni forti, i potentati, gl’insoluti giudiziari dell’isola, verranno continuate e portate a termine senza dover rinunziare a una virgola. Si insisterà a lavorare con la disposizione consueta con il dovuto rispetto per le persone, la verità, le cose".
* * *
La notte fra il 4 e il 5 marzo, sotto casa di Ruta, gli viene rubata l’automobile (di non grande valore: i ladri evidentemente erano di bocca buona) contenente alcune centinaia di copie di Morte a Ragusa, il libro sul caso Spampinato, che erano attese per l’indomani dalla distribuzione. Io considero quest’episodio assolutamente esplicito: ai miei tempi, nelle provincie più tradizionalmente mafiose, si sarebbe chiamato “un avvertimento”.
* * *
Delle due grandi inchieste di Ruta una, quella sulle banche, ha un carattere classicamente giornalistico e come tale dovrebbe essere difesa, al di là delle opinioni politiche, da chiunque abbia minimamente a cuore la libertà d’informazione. L’altra, quella sul caso Spampinato, non solo ha un carattere giornalistico “freddo” ma anche, con ogni evidenza, un carattere “politico” e - scusate la desueta parola - antifascista. Di che si tratta, infatti? Dell’assassinio di un giovane compagno, redattore del giornale del Pci, perpetrato da estremisti fascisti nel quadro di un establishment baronale e di una mafia diffusa. Certo, non un argomento simpatico per i partiti di destra che oggi in Sicilia godono di un potere non da poco. Ma come mai i partiti della sinistra (specie quelli ex-Pci: Ds, Rifondazione, Comunisti italiani) non sentono il bisogno *morale* di intervenire sulla vicenda? Stavolta non c’è la “scusante” del caso Catania, in cui venivano “qualunquisticamente” inchiestati destra e sinistra. Stavolta tutte le vittime - vive e morte - sono incontestabilmente di sinistra, e tutti i violenti sono esplicitamente di destra. Cos’è, anche Ruta "fa di tutt’erba un fascio"? È “qualunquista”? O i segretari e deputati di Ds, Rifondazione e Comunisti italiani sono ormai tanto privi di sensibilità civile, hanno tanto gettato via la loro memoria storica, da non percepire nemmeno la drammaticità umana e politica di un simile caso?
* * *
Io non faccio più appello al sindacato dei giornalisti, che in Sicilia non esiste (per documenti e moduli ci si rivolge direttamente all’addetto stampa di Cuffaro) e che a Roma e Milano è ben lontano da queste povere e periferiche cose. Non faccio appello alla libertà di stampa, che in Italia vale ormai quanto vale, né alla coscienza civile e democratica - come si diceva una volta - di chi sta nelle istituzioni. No, faccio appello esclusivamente all'interesse di partito più egoistico (visto che altro ormai non intendono) dei segretari regionali di Ds, Rifondazione Comunista e Comunisti italiani e ai rispettivi deputati e senatori. S’incontrino, pensino per un momento a ciò da cui discendono - a Licausi, a Miraglia, ai sindacalisti antimafiosi - e facciano il loro dovere in questa incredibile storia sostenuta finora dal solo Carlo Ruta.
Bookmark: http://www.leinchieste.com
Info: carlo.ruta@tin.it
Solidarietà: c.c.p. 52625597 intestato a Edi.bi.si., via Ungaretti 46, 97016 Pozzallo (RG).
* * *
(Appendice. Elenco dei giornalisti assassinati in Sicilia dal dopoguerra in poi: Alfano Giuseppe, Cristina Cosimo, De Mauro Mauro, Fava Giuseppe, Francese Mario, Impastato Giuseppe, Rostagno Mauro, Spampinato Giovanni. L’elenco è tratto dall’unico libro finora apparso sull’argomento, Gli insabbiati di Luciano Mirone - ovviamente anche lui disoccupato e senza redazione).
